Artrosi all’anca, il futuro delle protesi è nel posizionamento su misura

“Si stima che gli italiani affetti da artrosi di anca siano oltre 1 milione con un’incidenza che aumenta in modo direi esponenziale con l’età”: Sono numeri importanti quelli illustrati dal dottor Paolo Camos, Responsabile dell’Unità operativa Ortopedia e Traumatologia IV di chirurgia protesica e artroscopica ricostruttiva delle grandi articolazioni di Villa Aprica. 

“L’artrosi dell’anca, prosegue il dottor Camos, è una patologia caratterizzata dalla progressiva usura delle cartilagini e deformazione dell’articolazione. I pazienti affetti lamentano dolore inguinale con irradiazione alla coscia fino al ginocchio oltre a rigidità dell’articolazione con difficoltà alla deambulazione. Quando il quadro artrosico e clinico sono di una certa entità e lo spazio per i trattamenti conservativi, come le terapie mediche, infiltrative e fisiche, viene meno è necessario prendere in considerazione la sostituzione protesica dell’articolazione”.

Ad oggi i risultati clinici della chirurgia sostitutiva protesica dell’anca sono positivi e portano ad un miglioramento radicale della qualità di vita dei pazienti operati. Tuttavia, si possono ottenere risultati clinici ancora superiori agendo su tre fronti: l’utilizzo di tecniche chirurgiche a risparmio dei tessuti coinvolti nella procedura chirurgica, l’impianto di protesi di ultima generazione a risparmio dell’osso e il posizionamento specifico dedicato ad ogni singolo paziente.

“Il salto di qualità in termini di risultati clinici è legato ad una nuova filosofia di posizionamento della protesi che prenda in considerazione i parametri anatomici tipici di ogni paziente, spiega il dottor Camos. La tecnica Ops (Optimized Positioning System), nata e sviluppata in Australia, prevede una serie di indagini radiologiche del paziente sulle quali successivamente i bioingegneri attraverso l’utilizzo di software specifici individuano il posizionamento ideale della protesi d’anca per ogni singolo paziente. Successivamente il chirurgo in sala operatoria avrà a disposizione uno strumentario specifico confezionato ad hoc per ogni paziente, Patient Specific Instrument, che lo guiderà nel posizionamento su misura della protesi”.

 

In termini strettamente clinici, già dall’immediato postoperatorio i benefici per il paziente sono evidenti: minor dolore, minore tumefazione e minore difficoltà nel recupero della mobilità dell’anca, iniziando la rieducazione dell’articolazione e la deambulazione già dal giorno successivo all’intervento con l’ausilio dei fisioterapisti. 

“Nel medio termine, cioè nei primi mesi postoperatori, il paziente avrà un ottimo recupero della mobilità e percepirà l’anca operata come più naturale e fisiologica, prosegue Camos. Inoltre, con questa tecnica si ha un minore incidenza di lussazioni della protesi e di dismetrie postoperatorie. Infine, a distanza di anni, grazie al posizionamento ideale, la riduzione dell’usura delle componenti protesiche e delle mobilizzazioni meccaniche porterà ad una maggiore durata della protesi impiantata”.

“Il posizionamento della protesi d’anca specifico per ogni singolo paziente rappresenta un vero passo in avanti nella chirurgia sostitutiva protesica e questo è riscontrabile anche nella maggiore soddisfazione dichiarata dai pazienti sia nell’immediato post operatorio sia sul lungo periodo, conclude il dottor Camos. Il futuro della protesizzazione dell’anca è rappresentato dalla personalizzazione del modo di impiantarla ad ogni paziente, considerando i parametri anatomici di quel paziente come la postura della colonna e l’orientamento del bacino. Il posizionamento dedicato e personalizzato della protesi d’anca può essere “paragonato” al confezionamento di un abito su misura: quest’ultimo non può essere indossato da due persone con lo stesso risultato”.

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