Come si cura la lesione del legamento crociato anteriore?

Il legamento crociato anteriore è una delle strutture più importanti del ginocchio. Esso infatti garantisce la stabilità dell’articolazione in senso antero-posteriore. È un legamento intra-articolare che, insieme a quello posteriore, costituisce il “perno” centrale del ginocchio.

Per le sue dimensioni ridotte e per il suo maggiore coinvolgimento in movimenti torsionali – tipici dei meccanismi lesivi – è più frequente che si rompa il legamento crociato anteriore piuttosto che il posteriore.

«Quando si rompono entrambi il ginocchio perde completamente la sua stabilità in senso antero-posteriore – spiega il dott. Corrado Bait, responsabile dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia 3 dell’Istituto Clinico Villa Aprica – Si tratta generalmente di lesioni da sport, il più delle volte senza un contatto con un avversario. Nel calcio per esempio può succedere andando in un cambio di direzione in cui il piede rimane fermo, il corpo si gira e avviene una distorsione. Oppure atterrando da un salto il ginocchio va in iper-estensione e ciò può determinare una lesione del legamento. In caso di lesione, il paziente ha la sensazione soggettiva che il ginocchio abbia perso la propria stabilità, e oggettivamente durante la visita specialistica si valuta esattamente questo meccanismo».

Un’esatta diagnosi del problema si fa con una visita specialistica correlata dalla risonanza magnetica. Quest’ultima consente di vedere bene la tipologia del danno. Nel caso di sportivi professionisti può anche essere utile disporre delle immagini dell'infortunio: chi si occupa di traumatologia dello sport è in grado già di inquadrare il problema a partire dalle immagini, poiché i meccanismi lesivi sono molto tipici.

«A quel punto – continua il dott. Bait – la cosa importante è impostare subito una cura che dipende sostanzialmente dallo stato infiammatorio del ginocchio. Al giorno d’oggi con le moderne tecniche artroscopiche i tempi di esecuzione dell'intervento e di recupero sono abbastanza rapidi. Se il ginocchio si articola correttamente e se non vi è un processo infiammatorio ancora in atto, il paziente può essere operato anche nei giorni immediatamente successivi al trauma. Il post-operatorio deve essere attentamente seguito dai riabilitatori per evitare di andare incontro a rigidità del ginocchio. Per questo il traumatologo dello sport è sempre affiancato da figure di riferimento che sono il fisiatra e il terapista della riabilitazione.

L’intervento chirurgico di ricostruzione si esegue in artroscopia e può sfruttare due tipologie di tendini prelevati direttamente dal paziente: quelli dei muscoli semitendinoso e gracile oppure il tendine rotuleo. La scelta dipende dal tipo di paziente. Nello sportivo giovane di alto livello, che ha la necessità di tempi di recupero rapidi, il tendine rotuleo è da preferire rispetto al semitendinoso perché consente un’integrazione ossea più veloce.

«Ad ogni modo – conclude il dott. Bait – per entrambe le tipologie ci vogliono 5-6 mesi per un ritorno allo sport attivo. Il percorso riabilitativo inizia immediatamente dopo l'intervento. È un percorso per tappe, che vengono estremamente personalizzate sul paziente. Questo è il motivo per cui è necessaria una grande sinergia fra l'ortopedico, il fisiatra e il terapista della riabilitazione, e in una seconda fase, per gli sportivi professionisti, anche il preparatore atletico. Che si tratti di un professionista o di un amatore, l’intervento è lo stesso: non cambia in termini di tecnica chirurgica, cambia solo il soggetto».

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