Femtolaser e cataratta, un fascio di luce si sostituisce al bisturi

“L’intervento di cataratta - spiega il prof. Giuseppe Perone, primario di Oculistica all’Istituto Clinico di Villa Aprica a Como - è la procedura chirurgica più eseguita al mondo; in Italia attualmente ne vengono eseguiti poco più di 550mila annui. Da quando Charles Kelman, nel 1967, propose la sua procedura chirurgica per la rimozione della cataratta, la tecnica ha subìto una profonda evoluzione fino ai nuovi orizzonti che si affacciano oggi con la facoemulsificazione femto-assistita. Il laser a femtosecondi, sin dalla sua introduzione nella chirurgia oftalmica (2001) in un arco di tempo molto breve, è diventato uno strumento prezioso nella chirurgia corneale sostituendosi, anche nelle mani dei più tradizionalisti, a strumenti di taglio come il bisturi. La più recente applicazione del laser a femtosecondi riguarda la chirurgia della cataratta FLACS (FemtoLaser Assisted Cataract Surgery)”.

“Sarebbe ridondante - continua - elencare gli enormi vantaggi che questa tecnologia ha portato alla chirurgia della cataratta; basti pensare all’impatto psicologico sul paziente nel sottoporsi a un intervento che si affida in toto a una tecnologia laser che agisce, in questo caso, sull’occhio, con precisione micrometrica. La vera rivoluzione portata dall’introduzione del laser a femtosecondi nella chirurgia della cataratta sta nella capsulotomia (taglio circolare di diametro programmato che viene eseguito sulla capsula anteriore del cristallino, al fine di asportarne il contenuto e dove successivamente ne viene inserito uno artificiale, ndr). Il vantaggio offerto dal laser a femtosecondi per eseguire la capsulotomia è rappresentato dal fatto che risulti di dimensioni e contorni desiderati più precisi, morfologia e circolarità regolari, maggiormente centrata e riproducibile. Da tutti questi parametri dipende una maggiore prevedibilità del risultato refrattivo e della performance chirurgica per il paziente”.

“Imprudente - conclude lo specialista - sarebbe affermare che l’avvento della tecnologia banalizzi la nobile arte della chirurgia che, da sempre, necessita di competenze specifiche e di idonea preparazione da parte degli utilizzatori”.

X