L’importanza della riabilitazione cardiologica nella ripresa ottimale dei pazienti

La cardiologia riabilitativa è una branca della cardiologia generale che si è affermata, ormai, da molti anni e che si è rivelata fondamentale nella gestione dei malati affetti da cardiopatie. “La sua importanza sta, soprattutto, nel fatto che, nei reparti di cardiologia riabilitativa - spiega il dottor Giovanni Ferrari, responsabile dell’Unità operativa di Cardiologia all’Istituto Clinico Villa Aprica di Como - i pazienti che hanno subito un infarto o un intervento al cuore, come la sostituzione di una valvola oppure l’impianto di un bypass aorto-coronarico, vengono seguiti per tutta la fase subacuta successiva all’evento critico: qui, il paziente viene stabilizzato, rieducato a un completo recupero funzionale e motorio e, laddove, vi siano gli esiti di un intervento chirurgico, viene seguita con attenzione anche la guarigione delle ferite per evitare eventuali complicazioni (es. infezioni)”.

“Consideriamo, inoltre - continua - che oggi i pazienti colpiti hanno un’età media sempre più avanzata. È noto, ormai, come nella nostra società, grazie ai passi da gigante che medicina, tecnologia medica e farmaci hanno compiuto, la nostra durata di vita aumenta e quindi anche i pazienti con patologie complesse sopravvivono grazie a questi accorgimenti. Non dimentichiamo, però, che la persona che si presenta in riabilitazione non ha solo un problema cardiaco, ma spesso ha anche problemi associati (es. insufficienza renale, diabete, bronchite cronica), per cui l’attenzione a tutti questi aspetti diventa fondamentale per assicurare loro una prognosi successiva valida e una qualità della vita accettabile, nel tempo. Ciò si riflette anche su un’organizzazione sanitaria in generale: se i pazienti vengono seguiti con attenzione anche per quanto riguarda la presenza di patologie concomitanti, le ricadute diminuiscono e vengono prevenute, riducendo i ricoveri ospedalieri e incidendo in maniera positiva anche sulla spesa sanitaria.

Questo aspetto dell’assistenza, attraverso la cardiologia riabilitativa, trova un particolare fondamento nella prevenzione secondaria cioè quella relativa alle complicanze e a eventuali successivi eventi in pazienti che hanno già subito un episodio cardiaco o coronarico o di scompenso cardiaco. Questa prevenzione la si effettua innanzitutto su chi ha subito un evento traumatico (es. infarto, intervento cardiochirurgico), attraverso una terapia farmacologica che deve essere portata avanti negli anni perché possa continuare a essere efficace e, naturalmente, perseguendo stili di vita più ottimali come una corretta alimentazione, un’attività fisica moderata, l’astensione dal fumo e dall’alcol, l’attenzione al peso e al controllo del diabete. Tutti questi aspetti, inseriti in questo capitolo dello stile di vita, ci consentono di mantenere e perseguire un benessere fisico e uno stato di salute corretti. A questo proposito, alcuni studi europei hanno dimostrato che, in realtà, il problema della prevenzione secondaria è soprattutto quello dell’aderenza alle terapie che, molto spesso, viene abbandonata dai paziente il quale, dopo circa 2 anni dall’evento critico, quasi nel 60% dei casi sospende in parte o del tutto le terapie, tornando alla vita che conduceva prima, cadendo nuovamente in un’area di rischio che potrebbe esporli a insidiose recidive”.

“Questo è un aspetto - conclude il dottor Ferrari - su cui la stessa cardiologia riabilitativa, affiancata dal medico curante (che è colui che prescrive i farmaci) che sorveglia l’andamento clinico del paziente, si impegna molto, soprattutto per impedire che si verifichi una perdita di attenzione e di mancata aderenza a lungo termine alle terapie”.

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