Protesi di spalla: in quali casi è indicata?

La limitazione funzionale della spalla è un fatto senz’altro invalidante per un paziente, soprattutto se conseguente a una frattura: c'è chi non riesce a raggiungere il portafogli in tasca o ha difficoltà con l'igiene personale, per non parlare del sollevamento di pesi. In alcune situazioni la protesica di spalla svolge un ruolo determinante.

«È chiaro che non ci si può aspettare un recupero paragonabile a quello che si può raggiungere con una protesi di ginocchio o d'anca – spiega il dott. Corrado Bait, responsabile dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia 3 dell’Istituto Clinico Villa Aprica – La spalla è un'articolazione completamente diversa, con un arco di movimento pressoché completo: un'anatomia molto difficile da riprodurre. Spesso i gruppi muscolari che controllano questo ampio movimento sono lesionati. Infatti la maggior parte delle volte si impiantano delle protesi cosiddette inverse: ribaltano il movimento meccanico che deve fare l'articolazione, sfruttando un altro gruppo muscolare perché quello principale è rotto o non funziona più».

Le cause di simili problematiche possono essere post-traumatiche e degenerative (artrosi). Se la causa è post-traumatica, conseguente a una frattura scomposta, viene alterata tutta l'anatomia della spalla: eventuali calcificazioni o consolidazioni possono limitare ulteriormente il movimento. Fino a quando il paziente, per esempio, riesce a sollevare il braccio per pettinarsi o portarlo dietro la schiena, la situazione può essere gestibile. Diversamente si fa l'intervento.

«Parliamo di pazienti di tutte le età – continua il dott. Bait – Ovviamente la forma degenerativa tende a colpire le persone sopra i 60 anni di età mentre la post-traumatica può succedere a chiunque (anche se è comunque più frequente in età avanzata). La degenerativa viene da lavori pesanti, usuranti, come per esempio quello del muratore. In quei casi una protesi di spalla ottiene un risultato funzionale buono perché il paziente parte da uno stato di estrema limitazione. Come dire: se sono a 0 non mi interessa arrivare a 100, mi basta arrivare a 50. Intanto da 0 a 50 c'è un'altra vita. l pazienti sono in genere molto soddisfatti perché riuscire a compiere di nuovo movimenti indispensabili alla vita quotidiana è un ottimo risultato».

Soprattutto nel caso della protesi di spalla, il piano fisioterapico post-operatorio è fondamentale per una buona riuscita dell’intervento. È importante che vi sia un'assoluta sinergia fra i diversi specialisti: chirurgo ortopedico, fisiatra, fisioterapista.

«Io – conclude il dott. Bait – mi occupo di fare la diagnosi e di operare, poi però c’è il fisiatra col quale collaboro e il fisiatra a sua volta ha il gruppo di terapisti che seguono le sue indicazioni. Io per esempio collaboro da tanti anni con un fisiatra che spesso è venuto in sala operatoria a vedere gli interventi. Un conto è semplicemente sentirlo dire, un altro è venire in sala e capire le dinamiche di ciascun tipo di intervento. Questo è ancora più valido quando si parla di traumatologia dello sport».

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