Quando la predisposizione al cancro è determinata geneticamente?

Secondo recenti stime, il 14% dei tumori alla mammella e il 10% dei tumori ovarici sono ereditari. Questi sono causati da mutazioni ricorrenti a livello dei geni e  possono essere trasmessi da entrambi i genitori, ai figli sia maschi che femmine, in maniera autosomica dominante: ovvero i figli hanno il 50% di probabilità di ereditare la possibilità di sviluppare questi tumori.

I geni BRCA1 e BRCA2 sono i principali responsabili nella maggior parte dei casi di predisposizione ereditaria per queste patologie: l’acronimo BRCA sta ad indicare cancro della mammella (“BReast CAncer” in inglese). Se questi geni sono mutati viene perso il controllo del ciclo cellulare. La cellula quindi potrà dare origine a cellule figlie con mutazioni del DNA: questo comporta suscettibilità alla formazione di neoplasie.

«Le persone che ereditano una mutazione simile nascono con una copia del gene mutata – spiega la dott.ssa Doris Mascheroni, responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Generale dell’Istituto Clinico Villa Aprica – È da sottolineare che questi soggetti non ereditano il tumore ma solamente la predisposizione a svilupparlo. Non tutte le persone che sono portatrici di mutazione sviluppano il tumore. Sebbene queste mutazioni aumentino notevolmente il rischio di insorgenza del tumore, questo non si sviluppa finché la copia normale del gene corrispondente non viene soggetta a ulteriore mutazione nel corso della vita».

Gli studi effettuati su famiglie a rischio hanno accertato che le donne che possiedono mutazioni ereditarie a livello dei geni BRCA1 o BRCA2 rischiano di sviluppare un tumore alla mammella nell’87% dei casi.  Dimostrano anche che più della metà delle donne portatrici di mutazioni a livello dei geni BRCA sviluppa un tumore al seno prima dei 50 anni, con un'età media di diagnosi del tumore di 41 anni. Il rischio di sviluppare un tumore ovarico in caso di mutazioni in uno dei due geni in questione è, invece, compreso tra il 44-60%.

Inoltre  le mutazioni ereditarie dei geni BRCA1 o BRCA2 aumentano sensibilmente il rischio di tumori alla prostata nell'uomo e di tumori al colon in entrambi i sessi. Il rischio di tumore alla prostata è stato valutato 3-4 volte maggiore rispetto alla popolazione generale nell'uomo portatore di mutazione BRCA, mentre per il colon è 4-5 volte superiore.

«Un risultato negativo – continua la dott.ssa Mascheroni – significa che non è stata riscontrata alcuna mutazione nei geni BRCA 1 e BRCA2. Tuttavia questo non significa che la paziente abbia rischio zero di sviluppare un tumore al seno o all’ovaio: queste donne possiedono lo stesso rischio di tumore riportato per la popolazione generale. Quindi se presenta un’importante familiarità di cancro della mammella o dell’ovaio, una donna dovrebbe sottoporsi al test genetico (prelievo di sangue o del grasso sottocutaneo o della saliva, previo consenso informato, e consulenza genetica) perché se l’esito è positivo ci sono i mezzi per potersi difendere in tempo, anche senza ricorrere ad interventi demolitivi, come è noto abbia deciso l’attrice Angelina Jolie facendosi asportare entrambe le mammelle ed entrambe le ovaie. Si possono infatti eseguire controlli strumentali e clinici ravvicinati per giungere comunque a una diagnosi precoce».

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